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#ilDiscoDelMercoledì compie 1 anno

Oggi spegne la prima candelina la rubrica #ilDiscoDelMercoledì che tengo da 1 anno sul canale Instagram. Ogni settimana il mercoledì pomeriggio ascolto un album, raccontando qualche curiosità e cercando di scoprire il perché della sua importanza all’interno dell’immenso universo musicale.

Il criterio di scelta è semplice: “quello che oggi ho voglia di ascoltare” e lo condivido con voi. La rubrica pian piano è cresciuta e ne approfitto per ringraziare chi mi segue ogni settimana da mesi e mesi! Per chi fosse curioso, tutti i 52 dischi passati sono salvati nelle storie in evidenza del profilo Instagram e ve li riporto in lista qui sotto.

Da oggi inizia un nuovo anno con il disco numero 53. Vi aspetto!

  1. Red Hot Chili Peppers “Blood Sugar Sex Magik” (1991)
  2. Pearl Jem “Ten” (1992)
  3. Judas Priest “Sad Wings of Destiny” (1976)
  4. The Smashing Pumpkins “Mellon Collie and the Infinite Sadness” (1995)
  5. Offspring “Smash” (1994)
  6. U2 “The Unforgettable Fire” (1984)
  7. ZZ Top “Eliminator” (1983)
  8. AC/DC “Back in Black” (1980)
  9. Alice Cooper “Hey Stoopid” (1991)
  10. Bluvertigo “Metallo non metallo” (1997)
  11. NOFX “So long and thanks for all the shoes” (1997)
  12. Uriah Heep “Salisbury” (1971)
  13. Prince “Sign o’ the Times” (1987)
  14. Franco Battiato “La voce del padrone” (1981)
  15. Sex Pistols “Never Mind the Bollocks” (1977)
  16. Guns n’ Roses “Use Your Illusion II” (1991)
  17. Metallica “Metallica” (1991)
  18. Area “Crac!” (1975)
  19. Joe Satriani “Surfing with the Alien” (1987)
  20. Motörhead “Ace of Spades” (1980)
  21. Nirvana “Unplugged in New York” (1994)
  22. Led Zeppelin “Houses of the Holy” (1973)
  23. The Jimi Hendrix Experience “Electric Ladyland” (1968)
  24. Jaco Pastorius “Jaco Pastorius” (1976)
  25. Bon Jovi “These Days” (1995)
  26. Ramones “Rocket to Russia” (1997)
  27. Gamma Ray “Somewhere out in Space” (1997)
  28. Anthrax “Among the living” (1986)
  29. Van Halen “Van Halen” (1978)
  30. Black Sabbath “Black Sabbath” (1970)
  31. Angra “Holy Land” (1996)
  32. Alice in Chains “Facelift” (1990)
  33. Ska-P “¡¡Que corra la voz!!” (2002)
  34. Punkreas “Paranoia e potere” (1995)
  35. Michael Jackson “Thriller” (1982)
  36. Madonna “Ray of Light” (1998)
  37. Blur “The Great Escape” (1995)
  38. Oasis “(What’s the story) Morning Glory?” (1995)
  39. Britney Spears “…Baby one more time” (1998)
  40. Festivalbar compilation (1993)
  41. Extreme “Extreme II – Pornograffitti” (1990)
  42. Judas Priest “Painkiller” (1990)
  43. Helloween “Keeper of the Seven Keys – Part II” (1988)
  44. Skid Row “Slave to the Grind” (1991)
  45. Rage Against the Machine “Rage Against the Machine” (1992)
  46. Rush “2112” (1976)
  47. U2 “October” (1981)
  48. Scorpions “Love at First Sting” (1984)
  49. Bryan Adams “18 til I die” (1996)
  50. Litfiba “Terremoto” (1993)
  51. Kiss “Destroyer” (1976)
  52. Led Zeppelin “Led Zeppelin I” (1969)
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disCover

Tutti conoscono i Led Zeppelin, ma chi conosce Jake Holmes?


“I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano” diceva Picasso. Capita spesso sentir parlare di plagi, citazioni, omaggi, ispirazioni. C’è una sottile differenza che si gioca tutta sul filo di un rasoio sottilissimo.

Oggi la rubrica #disCover è in bilico su quel filo, tra una cover e una semplice ispirazione. Un posto abbastanza scomodo in cui i Led Zeppelin si sono trovati spesso: le cause di plagio a loro attribuite sono diverse e cominciano subito all’inizio della loro carriera con alcuni brani del loro primo album, il leggendario “Led Zeppelin I”.

Tra le varie dispute sui plagi in “Led Zeppelin I” (Rolling Stone li accusò di aver copiato “Black Mountain Side” da “Black Water Side” di Bert Jansch e il giro di “Your Time Is Gonna Come” dall’album dei Traffic “Dear Mr. Fantasy”) ci fu chi notò subito che “Dazed and Confused” era basata sull’omonimo brano di Jake Holmes, un poco conosciuto cantante folk.

È uno dei brani fondamentali del disco e racchiude tutta la filosofia dei Led Zeppelin. Un Rock Blues quasi Psichedelico, capace di strizzare l’occhio anche al Folk bianco delle origini. Un discorso cominciato da Yardbirds, Jimi Hendrix e Cream: portare avanti l’evoluzione del Blues in diverse direzioni attitudinali e ritmiche verso Hard Rock e Heavy Metal.

La storia di “Dazed and Confused” inizia nell’agosto 1976 proprio durante un concerto del tour americano degli Yardbirds, di cui al tempo faceva parte anche Page. Ad aprire il loro concerto al Village Theater del Greenwich Village a New York c’era Jake Holmes che suonò “Dazed and Confused”, già pubblicata nel suo album di debutto “The Above Ground Sound” nel giugno 1967.

Eravamo in scaletta con gli Yardbirds. Abbiamo suonato e abbiamo spaccato con quella canzone, è stato lì che Jimmy Page l’ha ascoltata. Da quello che ho ricostruito dagli Yardbirds, Page ha mandato qualcuno a prendere il mio album. Ha fatto un ottimo lavoro, ma sicuramente mi ha fregato.

Jake Holmes nel documentario “Lost Rockers”

Page rimase evidentemente molto colpito, ispirato, da quella canzone e ne fece subito una sua versione intitolata “I’m confused” che portò live con gli Yardbirds in diverse occasioni. Una versione che si distingue dall’originale per l’alternanza tra lunghe divagazioni strumentali e dinamiche riprese del tema principale.

Yardbirds – “I’m confused” (live in 1968)

Quando gli Yardbirds si sciolsero, nel 1968, Jimmy Page modificò ulteriormente il testo e la struttura del pezzo, lo intitolò “Dazed and Confused” e fu pubblicato nell’album di debutto dei Led Zeppelin il 12 gennaio 1969. Il brano è reso celebre dalle incursioni psichedeliche dall’assolo di chitarra suonata con l’archetto di violino, una lunga e furiosa sezione strumentale che dal vivo poteva durare anche più di mezzora.

La versione dei Led Zeppelin non è stata attribuita a Jake Holmes, in quanto Page ha ritenuto di aver modificato e stravolto a tal punto il brano da non incorrere ad accuse di plagio. Quando il disco uscì Holmes non intraprese nessuna azione legale, pare però che abbia spedito ai Led una lettera in cui diceva: «Capisco, è un tentativo di collaborazione, ma penso che dovreste almeno ammettere che sono l’autore e pagarmi i diritti».  

La lettera non ricevette risposta e la discussione finì lì, salvo riprendere a sorpresa molti anni dopo. Alla fine, Jake Holmes ha intentato causa ai Led Zeppelin e Jimmy Page nel 2010 per violazione dei diritti di copyright. La causa finì con un accordo tra i due e il caso fu archiviato il 17 gennaio 2012 e il live dei Led Zeppelin “Celebration Day” del 2012 accredita la canzone a “Jimmy Page, inspired by Jake Holmes”.

Ispirazione o plagio? Giudicate voi:

Jake Holmes – “Dazed and Confused”
Led Zeppelin – “Dazed And Confused” (live 1969)
disCover

Girls Just Want to Have Fun


Perché una canzone diventa famosa? Su questo sono stati scritti “Fiumi di parole” passando da astute operazioni di marketing fino alla teoria secondo cui moltissimi brani Pop di successo sono strutturati sugli stessi 4 accordi, come cerca di dimostrare questa divertente gag degli Axis of Awsome:

Axis of Awesome – “4 Four Chord Song”


Come succede spesso nella vita, è fondamentale essere la persona giusta al posto giusto nel momento giusto. La storia della musica è costellata di canzoni che hanno raggiunto il successo molti anni dopo la loro prima pubblicazione, ad esempio ci sono i casi in cui le cover sono diventate molto più popolari dell’originale: successi internazionali che hanno lanciato carriere o creato le famose “meteore”.

Può dipendere dalla qualità del riarrangiamento, da maggiori risorse per un lancio discografico di grande impatto, dalla bravura dell’interprete, da un momento storico più azzeccato… Nella quasi totalità dei casi però il nome dell’autore originale e dell’artista che per primo ha lanciato il pezzo viene omesso, non detto, e per logica conseguenza la paternità va a chi l’ha portata al successo. (Questo a livello di comunicazione pubblicitaria / massmediatica, ovviamente nei credits gli autori vengono correttamente riconosciuti, ma sono informazioni che nessuno legge).

A volte scoprirlo è quasi uno shock, c’è il rischio che crollino dei miti perché certi pezzi sono legati indissolubilmente ad un artista. Ad esempio, “Girls Just Want to Have Fun” è Cyndi Lauper: quando si pensa a lei si pensa immediatamente a quella canzone e viceversa. È iconica, mitica, simbolo di un’epoca, un inno del femminismo.

Eppure, non è di Cyndi Lauper e non è nemmeno stata scritta per lei. Anzi, a scriverla è stata un uomo!

Robert HazardGirls Just Want to Have Fun


“Girls Just Want to Have Fun” è stata composta e registrata per la prima volta nel 1979 dal cantautore e musicista americano Robert Hazard. La versione originale raccontava il punto di vista di un uomo che si sentiva molto fortunato nel trovare “ragazze che si vogliono solo divertire”.

Quel demo finì nelle mani della Lauper e del suo produttore, David Wolff, mentre stavano realizzando il suo album d’esordio She’s so unusual (1983). Cambiarono qualche dettaglio del testo, sufficiente a stravolgerne il significato e darne una prospettiva femminile: le ragazze non sono diverse dai ragazzi e anche a loro piace uscire, divertirsi e fare nuove esperienze. “Girls Just Want to Have Fun” divenne così un inno al divertimento e un manifesto femminista che metteva in luce la parità di diritti tra uomini e donne in una prospettiva più leggera e scanzonata.

Cyndi Lauper “Girls Just Want to Have Fun”


Pubblicata il 6 settembre 1983 come singolo di lancio dell’album, divenne subito un successo mondale e l’iconico videoclip fu trasmesso in heavy rotation da MTV. Una produzione costata relativamente poco, tra i 30.000 e i 35.000 dollari, grazie all’ingaggio gratuito di parenti e amici che si prestarono ad interpretare i vari personaggi: la mamma di Cyndi, nel ruolo di sé stessa, mentre il padre è il wrestler “Captain” Lou Albano; ci sono anche il fratello, il manager e alcune segretarie.

La trama è semplice: Cyndi in barba ai suoi genitori organizza una festa nella sua cameretta chiamando tutti i suoi amici, una folla scatenata e divertita che vuol rappresentare ogni contesto razziale e classe sociale.

Nel libro “I Want My MTV” la Lauper ha spiegato:

Volevo che “Girls Just Want to Have Fun” fosse un inno per le donne di tutto il mondo – intendo proprio tutte le donne – e un messaggio che sostiene che siamo esseri umani potenti. Volevo essere sicura che ogni donna guardando il video si sentisse rappresentata, sia che fosse magra o robusta, affascinante o meno, e di qualunque razza fosse.

Cyndi Lauper

Il video diventerà un vero e proprio cult, uno dei simboli degli anni ’80 e vincerà il premio come Best Female Video agli MTV Video Music Award del 1984. Il singolo scalerà le classifiche di tutto il mondo piazzandosi nella Top 10 di 25 paesi, raggiungendo la prima posizione in 10, mentre in America si piazzerà al secondo posto della Billboard Hot 100 per due settimane dietro a “Jump” dei Van Halen.

Un successo senza tempo che ha lanciato l’artista femminile più originale dei primi anni ’80 e che però ha congelato l’immagine della Lauper in una ragazzina bizzarra dal look eccentrico. Anche se sarà poi seguito dal secondo famosissimo singolo estratto dall’album: “Time After Time”.