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Il mito della Musica nella Grecia antica

La storia della Musica del mondo occidentale ha il suo inizio nella Grecia antica, un percorso documentato da numerose fonti letterarie e teoriche che sono state alla base del nostro sistema musicale moderno.

Il termine “musica” deriva dal greco “mousiké” che significa “l’arte delle muse” ciò che è “riguardante/pertinente alle Muse”, le deità che presiedevano alle diverse arti nel mondo classico. Un significato che quindi non si riferiva alla sola arte dei suoni, ma si allargava ad una nozione più ampia che abbracciava anche altre arti come, ad esempio, la poesia e la danza.

Le Muse erano nove: Clio, Euterpe, Talia, Melopnene, Tersicora, Erato, Polimnia, Urania e Calliope. Erano invocate dai poeti come dee ispiratrici del loro canto e come dee del canto erano collegate con Apollo, dio della musica, dell’arte e della lira. Esiodo nella sua opera “Teogonia” racconta che ogni Musa tutelava un’arte e tutte avevano a che fare con la Musica, in altre parole tutte le arti erano collegato con un elemento musicale. La musica aveva a che fare con la danza, la tragedia, la commedia, la poesia…

Baldassarre Peruzzi, la danza di Apollo con le Muse
Baldassarre Peruzzi “La danza di Apollo con le Muse” (1514 – 1523 ca)


La Musica anche se arte indipendente era a servizio di altri modi di espressione. La musica “pura” rappresentava solo uno dei casi possibili, mentre più spesso era parte di qualcosa di composito che investe linguaggi e funzioni parallele.

Una curiosità: seguendo l’evoluzione della mitologia relativa alle Muse nel periodo della Grecia arcaica, a Delfi c’è testimonianza di sole tre muse, i cui nomi corrispondevano alle tre corde della lira: Nete, Mese, Hypate.

Due importanti divinità collegate alla musica sono Apollo e Dioniso, due opposti.

Ad Apollo era demandata la possibilità di guidare le muse (per questo il dio viene spesso indicato con l’epiteto “musagete”). Apollo, dio della divinazione e della poesia, con la musica aveva un legame diretto e rappresentava i principi della chiarezza e dell’aristocratica eleganza. Dioniso invece era la parte irrazionale, l’abbandono alla fisicità, l’aspetto della musica che suscita nell’animo le passioni invece di placarle. Due opposti, l’apollineo e il dionisiaco, che nella storia della musica si pongono spesso in rapporto o ad una esclusività estrema.

“Danzatori” nella Tomba del Triclinio, Museo Nazionale di Tarquinia

Un altro elemento della mitologia greca che offre un’interessante riflessione è la nascita delle Muse, figlie di Zeus e Mnemosyne; quindi la divinità suprema dell’Olimpo (Zeus) insieme a colei che presiede alla memoria (Mnemosyne). La centralità della memoria è fondamentale per il mondo classico e l’uso della memoria è sempre stato centrale nella musica. 

La trasmissione delle melodie nel mondo greco rimase sempre in prevalenza affidata all’ascolto e alla memoria. Motivo per cui, a differenza delle numerose fonti di teoria musicale che sono giunte fino a noi, i testi con notazione musicale sono pochissimi, di epoca piuttosto tarda e di difficile interpretazione.

La musica era presente in quasi tutte le cerimonie pubbliche, private, civili, religiose. Non era solo un’arte, ma una parte importante nella formazione culturale e nella vita individuale e sociale dei greci. Per filosofi come Platone e Aritstotele la musica aveva un ruolo di primo piano nell’educazione dei giovani, e Pitagora la accostò alla sfera della matematica e al movimento degli astri.


Altri articoli a riguardo:
Pitagora: la musica, la matematica e l’armonia delle sfere.
La funzione educativa ed etica della musica.

Per un approfondimento:
“Musica e mito nella Grecia antica” a cura di D. Restani, Bologna, Il Mulino, 1995.

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