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“Don’t Let Me Be Misunderstood”: da Nina Simone a Tarantino

Era l’estate nel 1977 e nelle discoteche impazzava un tormentone dal ritmo spagnoleggiante, un flamenco in versione disco music che ha fatto ballare tutti. Era la famosissima “Don’t Let Me Be Misunderstood” del gruppo franco-americano degli Santa Esmeralda. Una canzone famosa ancora oggi, un riempi-pista mai passato di moda che nasconde una lunga storia.

La storia di “Don’t Let Me Be Misunderstood” inizia dieci anni prima: la melodia principale e il ritornello di sono opera del compositore ed arrangiatore Horace Ott a cui è venuta l’ispirazione dopo una lite con la sua fidanzata. Ott poi portò il materiale alla coppia di compositori Bennie Benjamin e Sol Marcus che completarono il brano, ma al momento di riconoscerne i diritti le leggi dell’epoca impedirono al compositore della BMI di collaborare ufficialmente con i due della ASCAP, così Ott non comparve.

La prima versione del brano venne incisa da Nina Simone ed uscì nel nell’album del 1964 Broadway Blues Ballads” e fu chiesto a Horace Ott di dirigerne l’orchestra e di curare anche gli arrangiamenti dell’intero album. Questa prima versione di “Don’t Let Me Be Misunderstood” era una lenta ballata con arrangiamenti d’arpa ed orchestra supportati in più punti da un coro, con la voce di Nina Simone capace di spaziare dal Jazz, al bìBlues, al Soul, al Folk e all’R&B a darne il tocco distintivo.

Nina Simone – “Don’t Let Me Be Misunderstood” (1964)


La versione di Nina Simone non ebbe successo. I primi ad intuirne il potenziare e a realizzare la prima cover fu la rock band britannica degli Animals che la pubblicarono l’anno successo, nel 1965, in una versione completamente diversa. Gli Animals cambiarono lo stile e diedero al brano un’impronta Rock.

Il ritmo fu accelerato e idearono il famoso riff di chitarra elettrica ed organo ampliando un breve motivo che i cordofoni eseguivano in coda al brano originario. Il pezzo scalò subito le classifiche arrivando terzo nella UK Single Chart, quindicesimo nella statunitense Billboard Hot 100 e quarto in Canada; inoltre è stato inserito alla posizione 315 nella lista delle cinquecento migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stones.

The Animals – “Don’t Let Me Be Misunderstood” (1965)


La versione più famosa arrivò nel 1977 con i Santa Esmeralda che arricchirono il pezzo con sonorità latine e lo consacrarono come uno dei brani più riconoscibili dell’universo della disco music. Brano di punta del loro album d’esordio, questa versione di “Don’t Let Me Be Misunderstood” durava ben 16 minuti. Pur mantenendo gli arrangiamenti rock degli Animals, i Santa Esmeralda diedero al brano uno stile Disco aggiungendo i ritmi latini del flamenco con chitarre classiche, fiati, percussioni ed altri elementi caratteristici come il battito di mani e il rumore creato dai ballerini con il tacco delle scarpe.

Una versione completamente diversa dall’originale di Nina Simone, un ritmo irresistibile che trasformò “Don’t Let Me Be Misunderstood” in un classico e intramontabile riempi-pista.

Santa Esmeralda – “Don’t Let Me Be Misunderstood” (1977) – video ufficiale
(per la versione integrale da 16 minuti clicca qui)


Il pezzo dei Santa Esmeralda tornò alla ribalda e raggiunse una nuova generazione di ascoltatori nel 2003 quando fu scelto dal regista Quentin Tarantino nella colonna sonora del suo famosissimo film “Kill Bill, vol. I”. La parte centrale strumentale di questo strano flamenco versione disco-dance accompagna una delle sequenze più epiche del film: il duello tra La Sposa e O-Ren Ishii.

Ritmi latini, flamenco, trombe e chitarre ad accompagnare la prima parte di un duello dove due affilate katane si scontrano mentre la neve cade leggera in un giardino giapponese. Sullo schermo tutto funziona ed è reso credibile grazie ad un perfetto sincronismo tra immagini e musica che rendono il duello una sorta di balletto dove ogni mossa rientra in una coreografia ben studiata. Un momento magico, epico, un notturno quasi fuori dal tempo.

il duello tra La Sposa e O-Ren Ishii (integrale)
dal film “Kill Bill. Vol.I” – regia di Quentin Tarantino

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