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Verve vs Rolling Stones: Bitter Sweet “War”

Era il 1997 quando uscì il primo singolo del terzo album “Urban Hymns” di una band allora semi-sconosciuta: “Bitter Sweet Symphony” dei Verve. Sulla scia del Brit-Pop lanciato da Oasis e Blur, divenne una delle canzoni di maggior successo di quegli anni, grazie anche al memorabile videoclip in cui Richard Ashcroft, leader e cantante della band, cammina sul marciapiede all’incrocio tra Hoxton and Falkirk Streets nel nord di Londra.

Indifferente a tutto ciò che gli accade attorno, procede dritto e sicuro per la sua strada, senza mai spostarsi o fermarsi finendo per urtare chiunque incontri. Ashcroft ricorderà in un’intervista come il video fu ispirato da una raccomandazione che gli ripeteva spesso sua madre quando era piccolo: nella vita bisogna andare avanti sempre a testa alta e non fermarsi davanti a nulla.

The Verve – “Bitter Sweet Symphonie” (1997)


Il videoclip di “Bitter Sweet Symphony” prende anche ispirazione dal video di “Unfinished Sympathy” dei Massive Attack (1991) nel quale Shara Nelson passeggia in un quartiere di Los Angeles. Le curiosità sul brano che ha consacrato i Verve e Richard Ashcroft icona del Rock mondiale non sono finite qui.

Forse non tutti sanno che il famosissimo giro orchestrale, struttura portante dell’intero brano, non è originale, ma è stato campionato da una celebre canzone dei Rolling Stones, “The Last Time” (1965). Per la precisione da una particolare versione strumentale di questo brano pubblicata nell’album “The Rolling Stones Songbook” (1966): un progetto ideato dall’allora manager degli Stones che aveva fatto incidere i loro maggiori successi ad una orchestra creata ad hoc per l’occasione, la Andrew Loog Oldham Orchestra.

The Andrew Loog Oldham Orchestra – “The Last Time” (1966)


L’idea di utilizzare questo sample del brano dei Rolling Stones pare sia stata del bassista dei Verve, Martin Glover. Come in tutte le leggende Rock che si rispettino, sembra che Richard Ashcroft non volesse nemmeno inserire “Bitter Sweet Symphony” nel disco, non lo convinceva; fu solo quando Glover gli propose un arrangiamento con un’orchestra d’archi che cambiò idea.

Chiesero ed ottennero il permesso di usare poche note della versione orchestrale di “The Last Time” dei Rolling Stones e crearono il brano sulla base di quella struttura armonica enfatizzandone la solennità. Un’unione quasi paradossale se si analizza il testo della canzone che non ha nulla di trionfale, anzi è un triste inno esistenzialista: descrive il paradosso di un’esistenza votata al dio danaro e alla convinzione di dover lavorare per vivere.

Il primo verso di Bitter Sweet Symphony dice: “Sei schiavo dei soldi e poi muori”. Nessuno avrebbe detto che sarebbe diventata una hit.

Richard Ashcroft

Una “dolce e amara sinfonia” che ha scatenato una lunga serie di controversie giudiziarie. Dopo un iniziale accordo di utilizzo di quelle poche note del brano, pare per una divisione dei diritti al 50 e 50, Allen Klein il manager dei Rolling Stones (forse vedendo che il sample era diventato l’intera struttura musicale del brano o forse intuendone il successo) pretese il 100% dei diritti e gli autori della musica di “Bitter Sweet Symphony” risultarono Mick Jagger e Keith Richards. Ashcroft commentò sarcasticamente: “È la più bella canzone che Jagger e Richards hanno scritto negli ultimi 20 anni”.

Questo causò la perdita di una grande quantità di introiti per Richard Ashcroft e i Verve, “Bitter Sweet Symphony” in quegli anni incassò molto. Era sulla vetta delle principali classifiche, candidata a Grammy Awards e MTV Music Award, utilizzata come colonna sonora di molte pubblicità, programmi televisivi e film.


Richard Ashcroft decise di intraprendere le vie legali, un lungo percorso che si concluse solo nell’aprile del 2019 con la rinuncia di Jagger e Richards ai diritti sulla canzone e il passaggio di tutte le royalties ad Ashcroft.

È stato un gesto molto gentile e magnanimo da parte loro. Non ho mai avuto niente di personale con gli Stones. Sono sempre stati la più grande rock band del mondo. Ed è stata una conclusione fantastica. Ti fa guardare positivamente alla vita.

Richard Ashcroft

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2 Commenti

  • Reply
    Marco
    20 Settembre 2020 at 14:48

    Ma gli avranno anche restituito i soldi delle royalties dei 20 anni precedenti?

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