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Musica, comunicazione e linguaggio

La Musica è un mezzo di comunicazione?

Comunicare deriva dal Latino communicare a sua volta derivazione di communis (comune, che appartiene a tutti). La Treccani scrive: “rendere comune, far conoscere, far sapere; per lo più di cose non materiali. Per estens. dire qualcosa, confidare. Quindi anche divulgare, rendere noto ai più”.

Comunicare prevede un’interazione linguistica fra soggetti, grazie alla quale si raggiunge la condivisione di un sapere o di una volontà. È uno scambio reciproco di informazioni tra due o più persone. Come funziona? Il più noto modello di comunicazione è quello teorizzato dal linguista strutturalista Roman Jakobson che ne individua sei componenti fondamentali:

  • MITTENTE: il soggetto che invia una comunicazione ad un destinatario
  • MESSAGGIO: l’oggetto dello scambio comunicativo
  • DESTINATARIO: colui che riceve il messaggio
  • CODICE: il linguaggio attraverso cui viene formato il messaggio che deve essere condiviso da mittente e destinatario
  • CANALE: la connessione tra mittente e destinatario che consente al messaggio di essere comunicato
  • CONTESTO: le circostanze in cui la comunicazione avviene

Il mittente invia un messaggio al destinatario. Per essere operante, il messaggio richiede in primo luogo il riferimento a un contesto che possa essere afferrato dal destinatario, e che sia verbale o suscettibile di verbalizzazione; in secondo luogo esige un codice interamente, o almeno parzialmente, comune al mittente e al destinatario. Infine, un contatto, una connessione fra il mittente e il destinatario, che consenta loro di stabilire e di mantenere la comunicazione.

Per semplificare la spiegazione, si può pensare ad uno scambio di lettere: il mittente “codifica” un messaggio attraverso un codice e al punto di arrivo il destinatario, attraverso lo stesso codice, lo “decodifica” e ricostruisce nella sua mente quello che il mittente ha voluto comunicargli.

Per la Musica come funziona?

Nella Musica il mittente è l’autore? Però la Musica non esisterebbe se non ci fosse l’esecutore, e spesso autore ed esecutore sono due figure distinte. Anche il destinatario è indefinibile in ambito musicale, perché la Musica appartiene a tutti, chiunque la può ascoltare (ricevere) e in modi molto diversi, basta pensare alla sovraesposizione a cui siamo sottoposti nella nostra società attuale.

E il codice? Qual è? È condiviso da mittente e destinatario? Qui si gioca la differenza tra il professionista, il musicista e tutte le possibili differenze di approccio all’ascolto musicale di cui parlavo citando Adorno. Senza contare le civiltà diverse dalla nostra Occidentale di cui non condividiamo i codici musicali. Anche il messaggio è di difficile definizione: se è presente un testo lo si può cercare lì; se si tratta di musica strumentale la situazione è più complessa, anche se possono esserci degli espedienti che rinviano a messaggi universali come un ritmo incalzante, un andamento lento, i differenti timbri degli strumenti etc…

La comunicazione però si realizza solo nel caso in cui vi sia piena condivisione del codice da parte di emittente e ricevente che deve preesistere alla comune esperienza comunicativa. Su questa base come si può parlare di comunicazione musicale? Soprattutto in un’epoca come la nostra dove la musica assume un ruolo di semplice trasmettitore unidirezionale di informazioni, ricevibili a prescindere dalla loro intelligibilità.

Oggi siamo quasi dei soggetti involontari sottoposti ad un sovradimensionamento dell’ascolto a cui spesso è impossibile sottrarsi.  

Questo inibisce la nostra sensibilità musicale che viviamo come un’attitudine latente (nei bambini sorgono esperienze musicali prima della linguistica): la si possiede, ma non si sa di possederla. Possiamo riconoscere e cantare una canzone senza avere nessuna nozione della natura strutturale e compositiva del pezzo.

L’ascoltatore è liberato da possedere competenze musicali, dal condividere un codice (per tornare al modello della comunicazione di Jakobson), e quando ascolta attiva un “processo soggettivo” che vede la musica come un centro neutro, manipolabile.

Questi concetti si rifanno alle teorie, discusse, del musicologo francese Jean-Jacques Nattiez autore di numerosi saggi nell’ambito della musicologia, dell’analisi e della semiologia musicale tra cui “Fondements d’une sémiologie de la musique” (1975) in cui ha applicato i modelli della linguistica strutturale all’analisi musicale utilizzando il modello della “tripartizione semiologica” già elaborato dal semiologo Jean Molino.

È un modello più pertinente per la comunicazione musicale anche se contrasta con quello di Jakobson: il creatore dell’opera (mittente) e l’ascoltatore (ricevente) attivano entrambi un processo di comprensione nei confronti del messaggio che quindi può influenzarne il significato.

Il mittente nell’atto della creazione attiva un “processo poietico” che coinvolge esecutore, compositore e preesiste all’opera stessa. Il ricevente durante l’ascolto attua un “processo estesico” attivo di ricostruzione cosciente o meno cosciente che influenzerà l’oggetto musicale. Il ricevente qui ha un ruolo attivo e indipendente dal mittente nel decifrare il messaggio del compositore (e può riuscirci o meno).

In mezzo ai due processi si pone a livello neutro l’oggetto musicale, l’opera, che può essere analizzata e consumata in totale libertà. Questo va contro le regole della comunicazione secondo cui la condivisione del codice è fondamentale. Anche se non dobbiamo dimenticare che quando parliamo di Musica siamo costretti ad usare un altro mezzo di comunicazione per spiegarla ovvero, come dice Nattiez, creiamo delle sovrastrutture che con la Musica non hanno nulla a che vedere.

La Musica è un sistema simbolico che non rimanda direttamente a oggetti, esperienze e concetti specifici, ma è comunque un insieme di codici dotato di regole, convenzioni, facoltà espressive, funzioni sociali e libertà creativa che variano ed evolvono secondo l’epoca e il luogo.

Alla luce di tutte queste riflessioni chiudo con una domanda: la Musica è un linguaggio universale?

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