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Jimi Hendrix: tutto iniziò con la cover di “Hey Joe”

“Hey Joe” è la canzone da cui è iniziato tutto: ha permesso a Jimi Hendrix di diventare “Jimi Hendrix” e passare alla storia come uno dei migliori chitarristi di tutti i tempi. Jimi Hendrix è un nome leggendario che tutti conosciamo anche senza magari sapere bene perché sia stato uno dei maggiori innovatori nel modo di suonare la chitarra elettrica.

Tutto iniziò a metà anni ’60 in America, Hendrix a quel tempo si faceva chiamare Jimmy James e suonava la chitarra nei “Jimmy James and the Blue Flames”. Una sera si esibirono al locale “Cafe Wha?” nel Greenwich Village di New York e tra i pezzi in scaletta era stata inserita anche una cover: “Hey Joe”. Ad ascoltarli c’era Chas Chandler, al tempo bassista degli Animals, che rimase letteralmente folgorato dalla bravura e dal talento di quel giovane chitarrista mancino. Chandler la sera stessa chiese ad Hendrix di diventare il suo manager e lo portò a Londra; Noel Redding e Mitch Mitchell entrarono nella band e diedero vita alla “Jimi Hendrix Experience”.

Il singolo scelto per il debutto fu proprio “Hey Joe” (inizialmente rifiutato dal direttore artistico della Decco che non colse il potenziale del brano) pubblicato nel dicembre 1966 dalla Polydor Records. A gennaio 1967 il 45 giri “Hey Joe – Stone Free” era tra i dischi più venduti della classifica britannica e fece da apripista al primo album di Jimi Hendrix “Are You Experienced” considerato una delle pietre miliari del Rock.

La lungimiranza di Chas Chandler diede vita all’inarrestabile ascesa di Jimi Hendrix nell’olimpo del Rock, grazie alla leggendaria versione di quella “Hey Joe” suonata al Greenwich Village sostituendo la chitarra acustica dell’originale con la chitarra elettrica.

Jimi Hendrix – “Hey Joe” (live – Monterey Pop Festival, 1967)


“Hey Joe” di Jimi Hendrix è la cover di un brano blues inizialmente etichettato come “traditional” cioè musica della tradizione non soggetta al diritto d’autore. Venne inizialmente attribuita a Dino Valenti (cantautore statunitense meglio conosciuto come Chet Powers) poi rivendicata e accreditata nel 1962 a Billy Roberts, musicista americano che agli inizi degli anni 1960 si recò a New York stabilendosi nel Greenwich Village dove suonava per le strade e nei caffè.

Billy Roberts a sua volta prese spunto da una ballata popolare di inizio Novecento intitolata “Little Sadie” che racconta di un uomo in fuga dopo aver ucciso la propria donna, esattamente come in “Hey Joe”; inoltre gli avvenimenti narrati si svolgono nella Carolina del Sud da cui era originario Roberts. Un’altra fonte di ispirazione è un pezzo country di Carl Smith del 1953, intitolato proprio “Hey Joe”, in cui invece questo Joe era un amico del cantante al quale voleva rubare la moglie. Ultimo probabile spunto di Roberts è “Baby, Please Don’t Go to Town” (1955) della sua fidanzata dell’epoca Niela Miller che presenta una progressione di accordi quasi identica.

Billy Roberts – “Hey Joe” (1962)


La prima esecuzione dal vivo di Jimi Hendrix di “Hey Joe” fu al Monterey Pop Festival nel 1967 ed è stata anche la prima volta che venne presentata live ad un grande pubblico. Sarà anche la canzone di chiusura dello storico festival di Woodstock. Leggenda nella leggenda, si dice che “Hey Joe” sia il brano di cui sono state pubblicate più cover al mondo. Dopo Hendrix lo hanno rifatto un po’ tutti: dai Deep Purple agli Offspring, Björk, Cher… e anche Franco Battiato!

Non poteva rimanerne indifferente nemmeno la scena Beat italiana degli anni ’60 che così tanto si ispirava ai successi inglesi e americani. A farne una cover nel 1967 fu Giancarlo Martelli, in arte Martò, uno dei pionieri della scena beat di Bologna che affidò la traduzione del testo a Francesco Guccini, uno dei padri della canzone d’autore italiana impegnata.

Martò (testo di Francesco Guccini) – “Hey Joe” (1967)

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