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Unchained Melody: dalla prigione al successo del film “Ghost”

“Ghost” compie oggi 30 anni. Un film cult uscito nelle sale statunitensi il 13 luglio 1990, diventato subito un successo planetario con un incasso superiore a 500 milioni di dollari. “Ghost” (regia di Jerry Zucker) ha reso Demi Moore una star, ha consolidato Patrik Swayze (reduce da “Dirty Dancing”) nel ruolo di sex symbol e tra gli attori più amati degli anni ’90 e Whoopie Goldberg si è aggiudicata l’Oscar per miglior attrice non protagonista. Il film ne ha vinto anche un secondo per la miglior sceneggiatura originale.

Una delle pellicole più iconiche di sempre, una storia d’amore al di là della morte e del tempo capace di far sognare e commuovere anche i cuori più cinici. Modellare vasi di argilla non è mai stato così romantico come nella famosissima e indimenticabile scena, diventata oggi un must e parodiata centinaia di volte. Ad accompagnala c’era una canzone altrettanto indimenticabile: “Oh, my love, my darling / I’ve hungered for your touch / A long, lonely time…” la famosissima “Unchained Melody” dei Righteous Brothers, un brano dalla lunga storia.

“Unchained Melody” ha fatto da sfondo romantiche storie d’amore e matrimoni, anche se in realtà è nata nel 1955 come colonna sonora di un altro film. Si intitola così (“unchained” si può tradurre come “libero, senza catene”) non per raccontare un amore libero, ma perché in origine è stata scritta per un film che raccontava la triste vita nelle prigioni americane. La pellicola si intitolava “Unchained” (regia di Hall Bartlett) e la canzone scritta da Alex North su musica di Hy Zaret era la parte nodale del film. A cantarla fu il baritono Todd Duncan.

Todd Duncan – “Unchained Melody” (dal film “Unchained, 1955)


Non era una canzone d’amore, ma di disperazione. Solo, in prigione, accusato ingiustamente, il protagonista del film si chiedeva se la sua amata lo pensasse ancora, se lo amasse ancora: “Time goes by so slowly / And time can do so much / Are you still mine?” (il tempo passa così lentamente e il tempo può fare così tanto, sei ancora mia?)

“Unchained Melody” non passò inosservata: si aggiudicò una nomination agli Oscar di quell’anno come miglior colonna sonora ed entrò in classifica. Saranno subito in molti a cantarla e farne una loro versione come Harry Belafonte, Perry Como, Cliff Townshend (padre del chitarrista degli Who, Pete Townshend) e diventerà una delle canzoni più “coverizzate” di sempre, oggi si contano oltre 500 versioni. Da U2, Platters, Neil Diamonds, Frank Sinatra, Mina, alle versioni italiane di Nilla Pizzi (già nel 1956) e Iva Zanicchi (1968) fino ad arrivare al Re del rock’n’roll, Elvis Presley che la cantò in uno dei suoi ultimi live nel 1977, l’ultima apparizione televisiva sei settimane prima della sua morte.  

Elvis Presley – “Unchained Melody” (ultima apparizione in tv, live 1977)


La cover più famosa è senza dubbio quella incisa nel luglio del 1965 dal duo statunitense The Righteous Brothers e pubblicata come B-side del singolo “Hung on You”.

“Unchained Melody” non è mai stata pensata per essere un singolo. È stata inserita sul lato B del singolo “Hung On You” da Phip Spector [il produttore] e nel momento in cui è stato pubblicato “Unchained Melody” è salita alle stelle.

Bill Medley, The Righteous Brothers
The Righteous Brothers – “Unchained Melody” (live 1965)


“Unchained Melody” dei Righteous Brothers entrò nella Billboard Hot 100 nel 1965 alla posizione numero 5 e ci tornò 25 anni dopo nel 1990 grazie al film “Ghost”. Un nuovo successo che l’ha resa un evergreen immortale abbandonando definitivamente la sua originale associazione con le frustrazioni romantiche della vita di un carcerato e rimanendo indissolubilmente incastonata in una delle scene più romantiche del cinema.

“Unchained Melody” (dal film “Ghost” 1990)

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