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Musica e mitologia

La musica è una presenza costante nelle mitologie di tutto il mondo. Solo nella mitologia greca si contano decine di divinità legate alla musica: dal dio Apollo alle Muse e le Sirene per citarne alcune. La parola “musica” tra l’altro deriva proprio dalla lingua greca μουσικη (musikè) che significa “riguardante (pertinente alle) Muse”.

Nelle antiche società dove il mito ha assunto anche una funzione interpretativa della realtà, la musica è stata considerata invenzione divina e le fu attribuita l’onnipotenza degli dei.

Nella mitologia greca, ad esempio, la musica è investita di una forza misteriosa e potente in grado di sconvolgere le leggi della natura. Al suo potere e al suo fascino non si resistono nemmeno le pietre (le mura di Tebe sorsero al suono della lira del re Anfione) e si commuove anche Ade, il dio degli Inferi (Orfeo grazie al suono della sua lira riuscì a salvare l’amata Euridice).
Nella mitologia indiana gli dei guerrieri sconfiggono i nemici a “colpi” di corno o di tromba e questi strumenti spesso non sono semplici attributi degli dei, ma si identificano con loro stessi.

Nella cultura cinese la musica è messa in diretta relazione con l’universo, una teoria che ha dato vita ad una concezione cosmogonica e filosofica del linguaggio musicale comune a tutte le principali civiltà orientali. Suono, tempo, spazio, punti cardinali, classi sociali, numeri, organi del corpo umano, animali e anche sentimenti trovano correlazione nel suono. La mitologia orientale assegna alla musica dei significati (o risonanze) creando associazioni, corrispondenze e significati culturali. Nella scala pentatonica cinese, ad esempio, si può leggere un simbolismo cosmico: le cinque note rappresentano «un incrocio di cui si fanno i simboli del centro e delle quattro stagioni-orienti».


Corrispondenze tra mito e forma musicale

Lo studioso ungherese Karoly Kerényi, tra i più illustri interpreti del pensiero mitologico e filosofico antico e tra i più autorevoli storici delle religioni classiche, ha riscontrato nella struttura del mito una corrispondenza alla forma musicale: entrambe mediatrici tra il mondo interiore e l’esteriore, tra natura e cultura, tra la sfera della realtà logica e la sfera l’esperienza sensibile.

L’antropologo Claude Lévi-Strauss ha addirittura paragonato la musica e il mito a delle “macchine per sopprimere il tempo”: l’opera musicale, anche se si svolge nel tempo, sembra sfuggirgli e fermarlo:

L’audizione dell’opera musicale, in forza dell’organizzazione interna di quest’ultima, ha quindi immobilizzato il tempo che passa; come un panno sollevato dal vento, l’ha ripreso e ripiegato. Cosicché, ascoltando la musica e mentre l’ascoltiamo, noi accediamo a una specie di immortalità. Traspare già come la musica somigli al mito, che supera anch’esso l’antinomia fra un tempo storico e compiuto e una struttura permanente.

Ma, per giustificare pienamente il paragone, bisogna spingerlo più lontano […] Come l’opera musicale, il mito si sviluppa a partire da un doppio continuo: uno esterno, la cui materia è costituita in un caso da circostanze storiche o ritenute tali, che formano una serie teoricamente illimitata da cui ogni società estrae, per elaborare i propri miti, un numero ristretto di eventi pertinenti; e nell’altro caso dalla serie egualmente illimitata dei suoni fisicamente realizzabili, in cui ogni sistema musicale preleva la propria scala.
Il secondo continuo è di ordine interno. Esso ha la propria sede nel tempo psicofisiologico dell’uditore, i cui fattori sono molto complessi: periodicità delle onde cerebrali e dei ritmi organici, capacità della memoria e potere d’attenzione.


Per approfondimenti: Claude Lévi-Strauss, “Il crudo e il cotto” (link)

Immagine di copertina: Charles Meynier “Apollo, dio della luce, eloquenza, poesia e belle arti con Urania, musa di astronomia”, olio su tela, 1798.

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